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FIGLI: “LASCIAMOLI SBAGLIARE” – 3° (e ultima) parte

Riuscire a scuola: come aiutare i nostri figli ad apprendere dai propri errori

 

“LASCIAMOLI SBAGLIARE”

di Jessica Lahey (edizioni Vallardi)

Settembre è ormai alle porte, manca davvero poco all’inizio della scuola e comincio a sentire un pò l’ansia al pensiero che Aurora inizierà la scuola superiore a Bologna.

Sarà per tutta la famiglia uno stravolgimento totale delle nostre abitudini: la mattina sveglia alle 6, colazione poi uscita di casa alle 6.30, treno per Bologna, autobus fino alla scuola, uscita da scuola alle 13.30 e di nuovo treno per tornare a casa. Fortuna che il sabato non avrà lezione e avrà due giorni in cui potrà dormire un pò di più la mattina.

Tra tutti i ragazzi che abitano nel nostro paese, lei è l’unica che andrà a Bologna, perchè è lì che ho trovato un Liceo linguistico dove, oltre a inglese e spagnolo, viene insegnato il cinese. Se ce la farà a sostenere il ritmo di questa nuova scuola, sicuramente studiare questa lingua le potrebbe aprire molte porte, visto che ormai la Cina è uno dei paesi emergenti e ormai i cinesi te li trovi ovunque.

La domanda è: ce la farà? Ce la farà ad applicarsi con profitto nelle nuove materie? Ce la farà a non arrivare al venerdi con la lingua di fuori per la fatica dei nuovi orari? La risposta è: onestamente non lo so. So solamente che lei è molto motivata, perchè il suo sogno (per ora) è viaggiare e lavorare in giro per il mondo e sia io che suo padre pensiamo che sia giusto assecondare questa sua motivazione. Abbiamo anche messo in preventivo che potrebbe non farcela. Se succederà, raccoglierà i cocci e l’anno seguente sceglierà un’altra scuola. Amen.

So anche che da settembre, anche senza starle troppo addosso, sarà utile per Aurora che il pomeriggio io stia nei paraggi se dovesse aver bisogno. Non per fare i compiti al posto suo, che non l’ho mai fatto, ma anche solo per sostenerla quando la fatica si farà sentire e la motivazione potrebbe scendere ai minimi livelli.

Ho letto l’ultima parte di questo libro che trovo veramente ricco di consigli per chi come me ha dei figli che vanno alle scuole medie e superiori, e qui vi propongo degli argomenti che sono sicura saranno di grande interesse anche per voi: come interagire con gli insegnanti (sarò sincera: ho sempre fatto molta fatica) e come gestire i compiti a casa senza interferire troppo con i nostri figli.

Leggiamo i consigli che ci dà l’autrice e come vi dico sempre, non prendiamo tutto alla lettera, ma facciamo nostri quelli che corrispondono al nostro modo di gestire le cose della vita.

Buona lettura!

Relazione genitori-insegnanti

“Se siete pronti a promuovere una reale collaborazione con gli insegnanti di vostro figlio e a fornire a quest’ultimo gli strumenti necessari ad affrontare l’esistenza che lo aspetta, ecco alcune linee guida che vi aiuteranno ad avviare fin dal primo giorno di scuola una collaborazione fattiva con insegnanti e presidi”.

Quando vi presentate a scuola, mostrate un atteggiamento di ottimismo e fiducia

“Vostro figlio ascolta e osserva, soprattutto il primo giorno di scuola. Se siete fiduciosi e rilassati, lo sarà anche lui.”

Siate puntuali

Essere puntuali significa essere in anticipo, perchè ai ragazzi occorre almeno un quarto d’ora per capire con il loro cervello assonnato che sono arrivati a scuola. Poi devono vuotare lo zaino, consegnare i compiti fatti a casa, mettere insieme il materiale per la giornata e prepararsi psicologicamente alla prima lezione. Di prima mattina gli adolescenti sono particolarmente confusi, perchè i loro ritmi circadiani sono funestati dal ritardo di fase, un disturbo del ritmo sonno-veglia per cui la melatonina viene rilasciata in ritardo. I ragazzi che si precipitano a scuola all’ultimo momento restano stanchi per gran parte della mattina. Se il ritardo diventa un’abitudine, non incolpate il ragazzo. Siete voi i genitori: date la precedenza alla puntualità e se necessario alzatevi mezz’ora prima.”

Avvertite quando prevedete di assentarvi per un periodo

“Niente è più frustrante, per un insegnante, di uno studente che annuncia che l’indomani partirà per la settimana bianca e vorrebbe sapere cosa dovrà fare per mantenersi alla pari con la classe. I ragazzi soffrono quando i genitori non si organizzano in vista di assenze a scuola, sia perchè non hanno il tempo di fare i compiti in anticipo, sia perchè gli insegnanti si irritano quando i programmi di una classe sono rovinati da assenze inattese. Non programmate vacanze che interferiscano nella prima o ultima settimana di scuola. Non allungate la vacanza partendo un giorno prima o tornando un giorno dopo la data preannunciata. Non partite nei periodi vicini agli scrutini.”

Siate gentili ed educati

“Se umiliate l’insegnante dei vostri figli, gli manifestate sfiducia o comunicate in maniera passivo-agressiva con lui, preparatevi al silenzio che seguirà. Continueranno a istruire i vostri figli e a trattarli bene, ma state pur certi che eviteranno di parlarvi della cosa a meno che non siano proprio costretti.”

Abbiate rispetto per l’istruzione

“Se nell’atteggiamente verso gli insegnanti mostrerete rispetto per il processo educativo, vostro figlio tenderà molto di più a rispettare, apprezzare e amare lo studio e gli insegnanti saranno bene lieti di informarvi dei suoi buoni risultati. Gli insegnanti sono sempre contenti di avere buoni rapporti con i genitori e di comunicare loro buone notizie.”

Siate un esempio di amore per il sapere

“Il vostro atteggiamento verso l’istruzione scolastica sarà lo stesso di vostro figlio. Analogamente, se mostrerete di apprezzare il processo di imparare per il puro piacere del sapere, instillerete il medesimo entusiasmo nei vostri figli. Fate in modo che vi vedano leggere per il solo piacere di leggere. Scoprite che cosa legge vostro figlio a scuola, prendete una versione audio di quel libro e ascoltatela in macchina. Parlate del libro, dei suoi concetti essenziali, di quello che fanno o vogliono i personaggi.”

Fate in modo che le vostre prime comunicazioni con gli insegnanti siano positive

Il primo mese di scuola prendete contatto con i professori e trovate qualcosa di carino da dire. Accennate a una conversazione interessante che avete avuto con vostro figlio circa un libro che sta leggendo in classe. Purchè l’argomento sia genuino, tale approccio segnerà l’inizio di una relazione proficua. Questo tipo di comunicazione fa sì che i genitori entrino a far parte della stessa squadra degli insegnanti e crea un rapporto di fiducia che resiste anche se lo studente dovesse avere difficoltà o registrare insuccessi.”

Cercate il feedback degli insegnanti

“Informate i professori di come consideriate sia le osservazioni positive, sia quelle negative una parte essenziale dell’educazione scolastica di vostro figlio e della relazione genitori-insegnanti. In pratica, fate sapere all’insegnante in che modo vi può raggiungere: se preferite l’email, diteglielo. Se lavorate fino a tardi, fate il turno di notte o volete che vi chiami sul posto di lavoro, informatelo pure di questo. A vostra volta, chiedete quale sia il mezzo con il quale preferisce ricevere le comunicazioni e attenetevi alle sue istruzioni. Quando vi mettete in contatto con lui, sappiate che i professori non possono e non vogliono stare a controllare tutto il giorno l’email: dopotutto il loro mestiere è insegnare ai vostri figli. Chiedete se preferisce l’email o il telefono e agite di conseguenza.”

Aspettate 1 giorno prima di scrivere una email di protesta

“Anche se è fondamentale che comunichiate subito all’insegnante l’esistenza di eventuali situazioni difficili a casa, aspettate 1 giorno per lamentarvi dei compiti a casa, della consegna di questi compiti…Al momento potranno sembrarvi situazioni di emergenza, ma se aspettate 1 giorno, forse vi renderete conto che non lo sono. Inoltre, siccome dovete incoraggiare vostro figlio ad assumersi più responsabilità nel discutere dei suoi problemi con gli insegnanti, quel giorno in più rappresenta l’intervallo ideale per riflettere con lui sul da farsi. Approfittate di questo tempo per trarre un respiro profondo e calmarvi. Quando avrete, con vostro figlio, preso le distanze dagli aspetti emotivi della faccenda, parlate con calma della situazione e chiedete al ragazzo cosa è successo prima, durante e dopo l’episodio critico.”

Se succedono avvenimenti importanti in famiglia, fatelo sapere agli insegnanti

“Non aspettate che il divorzio, la lotta per l’affidamento dei figli, gli incubi cronici o i disturbi alimentari abbiano raggiunto il punto critico, prima di far sapere all’insegnante quello che succede a casa vostra. Se confidate per tempo al professore queste cose, sarà molto più facile venire incontro alle esigenze del ragazzo e aiutarlo a sopportare una situazione difficile. Chiedete un appuntamento al professore per parlargli e informatelo della situazione.”

Mostrate interesse per ciò che viene insegnato

Fate sapere all’insegnante che siete interessati a quanto accade a scuola e cercate di informarvi sugli argomenti scolastici a casa. Provate a chiedere a vostro figlio di insegnarvi qualcosa che ha imparato in classe. Informatevi di quanto è accaduto a scuola e non accettate come risposta che lui non si ricordi. Una volta appreso cosa succede a scuola, voi genitori potrete avviare un dialogo su quegli argomenti e su come si colleghino con la realtà del mondo.”

Non perdete l’occasione di esprimere gratitudine

“Ogni giorno gli insegnanti ricevono critiche, mentre è raro che siano lodati per il loro lavoro quando tutto va bene. Quando tutto fila liscio o vostro figlio parla di una cosa che lo ha entusiasmato a scuola, ringraziate l’insegnante o scrivetegli un biglietto di ringraziemento.”

Partite dal presupposto di avere un interesse comune: lo studente

“La stragrande maggioranza degli insegnanti si dedica a questa professione perchè ama i ragazzi e la materia che insegna. Vi sono naturalmente delle eccezioni, ma se iniziate l’anno scolastico pensando che i professori siano ostili, è molto più probabile che lo diventino davvero.”

Difendete il diritto a sbagliare dei vostri figli

“Siate emotivamente preparati alle sfide con cui vostro figlio si troverà di fronte nell’anno entrante, specie se è alle prese con una fase di transizione e con una delle tappe principali dello sviluppo. Fategli capire che avete fiducia in lui e che vi tratterrete dal soccorrerlo togliendogli le castagne dal fuoco mentre attraverso quelle fasi difficili. Difendete il suo diritto all’errore. Dategli il tempo e lo spazio di cui ha bisogno per essere deluso di se stesso. Infine, incoraggiate la sua perseveranza quando si rialzerà dalla polvere e imparerà dall’esperienza di sapersi riprendere dall’insuccesso.”

Insegnate ai figli a far sentire la loro voce

“Se vostro figlio è scontento di una cosa che gli è successa a scuola, si tratti di un voto che lo ha fatto arrabbiare o di un’ingiustizia da parte di un insegnante, incoraggiatelo a parlare con lui. Quando i bambini passano alle scuole medie, devono assumersi la responsabilità di assolvere certi compiti inerenti all’istruzione scolastica e alla programmazione, come le richieste di permessi, le assenze preprogrammate e le scadenze. E, una volta promossi alle superiori, dovranno assumersi tutta la responsabilità di discutere con gli insegnanti dei loro obblighi e delle scadenze.”

Ricordatevi che la verità sta spesso tra due percezioni

Il ragazzo che si conosce a casa non è detto che sia identico al ragazzo che conoscono gli insegnanti e i compagni di scuola, il che è del tutto normale. Quando un insegnante riferisce che c’è un problema con vostro figlio, prendete almeno in considerazione l’ipotesi che abbia ragione l’insegnante.”

Se vi inquieta il comportamento di un insegnante, parlategli

Almeno all’inizio, se non siete contenti di un professore, resistete alla tentazione di rivolgervi al preside. Prendete un appuntamento con l’insegnante al più presto, perchè più passa il tempo, più il risentimento cresce, i dettagli svaniscono nella memoria e svanisce anche l’opportunità di rimettere le cose a posto.”

Il momento migliore per un incontro è il colloquio genitori-insegnanti in programma

“L’insegnante potrà sembrare già di prima mattina disponibile a parlare con il genitore che ha portato il figlio a scuola, ma non lo è. Anche se l’insegnante vi proponesse di andare nell’atrio o nel suo ufficio per parlarvi, non siate tentati di accettare.”

Informatevi sulla politica disciplinare della scuola

“Troppi genitori vengono a sapere a posteriori che il figlio ha avuto una nota o ha fatto ore supplementari di punizione ed è difficile parlare con i ragazzi di certe azioni e delle loro conseguenze quando non si conosce il regolamento disciplinare della scuola. Se siete arrabbiati e turbati dalle azioni o dalla disciplina di un insegnante, parlategli dei vostri timori evitando di farlo davanti a vostro figlio. Le regole della scuola non saranno forse le vostre e forse voi non imporreste le stesse azioni disciplinari, ma vostro figlio deve capire che, nel mondo reale, la gente deve obbedire a norme con cui si può non sempre essere d’accordo.”

Sostenete la relazione studente-insegnante anche quando è difficile

“Nel corso del processo educativo, uno studente ha molti insegnanti. Alcuni saranno molto bravi, altri adeguati, altri ancora inadeguati e il ragazzo dovrà imparare a trattare con tutti. Se è fortunato, uno o due professori saranno persone che ricorderà con grande affetto, come modelli che l’hanno aiutato a crescere. Ma gli verranno anche assegnati insegnanti che non gli piaceranno. Ci saranno professori a cui non saprà come parlare, altri che saranno estremamente esigenti, altri ancora che non capirà o che avranno aspettative poco chiare. E questo è un bene. E’ un bene perchè questi professori insegneranno a vostro figlio ad affrontare le tante persone difficili, antipatiche, ostinate ed esigenti che incontrerà nella vita.”

 

I compiti a casa: come aiutare i figli senza diventare troppo invadenti

“I compiti a casa possono assumere molte forme: a volte sono esercizi, altre pagine di libro da studiare. A volte sono utili e interessanti, altre inutili e terribilmente noiosi. Qualunque forma assumono e indipendentemente da quello che si pensa del loro scopo e della loro utilità, sono affari dei vostri figli, non vostri. Il vostro dovere è di sostenere, incoraggiare, indirizzare i figli quando sono piccoli e, quando diventano grandi, chiarire che cosa vi aspettate da loro e uscire di scena. E’ più facile a dirsi che a farsi. E’ facile fare un passo indietro e dare autonomia ai figli quando il compito è un semplice ripasso di matematica o quando i progetti di ricerca a lungo termine sono ancora lontani. Quando però i figli si mettono a piangere e protestare che non vogliono fare il compito perchè è troppo difficile, viene la tentazione di assumere il controllo e suggerire le risposte giuste, in maniera che la tortura finisca e si possa proseguire con la propria vita. Non cedete a questa tentazione. I momenti stressanti in cui il livello di frustrazione del figlio è alto, sono, potenzialmente, proprio quelli più adatti a incoraggiare in lui la diligenza, la perseveranza e il coraggio. I ragazzi, infatti, imparano a perseverare in un compito soprattutto quando questo è difficile, quando sono sicuri che non riusciranno mai a venirne a capo o quando patiscono le conseguenze del loro procrastinare e della loro cattiva organizzazione. Particolare ancora più importante, il compito difficile ha più valore del compito facile dal punto di vista dell’apprendimento, quindi non mollate. E’ proprio quando, ormai a tarda sera, il manifesto per il progetto scientifico che vostro figlio doveva preparare sembra un’orrenda macchia tutta imbrattata di colla, che dovete uscire di scena.”

“Si può avere l’impressione di non fare niente di male a intervenire, ma il danno è cumulativo. Ogni volta che assumete voi il controllo e togliete le castagne dal fuoco al figlio risolvendo un difficile problema di matematica, indebolite la fiducia in sè e l’autonomia del ragazzo. Potrà anche sentirsi deluso oppure imbarazzato il giorno dopo, quando, davanti al professore e ai compagni di classe, darà una risposta sbagliata, ma queste sono le lezioni che deve imparare. Il vostro dovere non è risparmiargli delusione o imbarazzo, ma essere comprensivi, sostenerlo e aiutarlo a trovare la forza e la capacità di cui avrà bisogno per il compito a casa di domani.”

“Se i compiti sembrano troppi, provate questo stratagemma, a casa: guardate vostro figlio sedersi al tavolo di studio e osservate quando fa davvero il compito e quando si trastulla con cose che non c’entrano niente. Quando avrete calcolato con obiettività il tempo del vero lavoro e sarete ancora convinti che la quantità di compiti sia eccessiva, controllate quali professori abbiano caricato troppa roba sulle spalle del vostro ragazzo e parlate con loro. Se gli insegnanti ribattono che vostro figlio fa parte di una minoranza e che i suoi compagni impiegano un tempo ragionevole a svolgere i compiti a casa, provate con il TIMER. Funziona così: individuate quale sia il compito che vostro figlio impiega di più a fare, poi calcolate quanto tempo quella materia gli porta via ogni giorno. Poniamo che sia la matematica. Se passa un’ora e mezzo solo sulla matematica, dimezzate il periodo, mettendo il timer a quarantacinque minuti e chiarite che quando sarà finito il tempo, dovrà chiudere con la matematica e passare a un’altra materia. Fate in modo che veda il timer e sappia quindi quando il tempo si sta esaurendo. Ricordategli che non può passare mezz’ora su un solo problema e che dovrà aver finito l’intera sierie entro i quarantacinque minuti. Nove volte su dieci, il ragazzo risolve tutto entro il tempo stabilito. Informate anche in anticipo l’insegnante che avete intenzione di adottare questo stratagemma, così anche lui i primi due giorni sarà un pò più flessibile con vostro figlio.”

“Ora veniamo ai dettagli pratici: quando è giusto aiutare e che tipo di aiuto dovete dare. Quando è ora di ritirarsi e in che modo aiutare i figli a trovare il lato buono degli errori che commettono nel compito a casa. Se il figlio è più grande e finora non ha mai fatto le cose in piena autonomia, indicargli queste prime mosse può essere un punto di partenza ideale:

  • FARE UN BUONO SPUNTINO. Il cervello non funziona bene se non siamo ben nutriti
  • ELIMINARE LE DISTRAZIONI. Anche le minime distrazioni fanno fare errori
  • CAPIRE LE ASPETTATIVE. Cercate di capire che cosa gli insegnanti si aspettano che impari vostro figlio
  • FARE IL COMPITO PIU’ DIFFICILE PER PRIMO
  • VALUTARE IL PRODOTTO FINALE. Insegnate ai figli a fare una pausa alla fine di ciascun compito e alla fine di tutti i compiti
  • PUNTARE ALL’APPRENDIMENTO, NON ALLA PERFEZIONE. Il compito non serve solo a cercare le risposte giuste, ma anche a dare ai ragazzi l’occasione di usare e ampliare le competenze che hanno appreso oggi e prepararsi a quelle che apprenderanno domani.”

“Quando i bambini sono piccoli, il vostro dovere, mentre fanno i compiti, è di essere vicini, anche se impegnati in altre attività. Li dovete sostenere ma senza essere invadenti. Alcuni libri di pedagogia consigliano di far fare i compiti ai ragazzi subito, in maniera che dopo abbiano la ricompensa della libertà di giocare, mentre altri raccomandano di dare prima la ricompensa per evitare che facciano i compiti in gran fretta per poter correre a giocare. Avanzo una terza proposta: chiedete ai vostri figli dove e quando vogliono fare i compiti.”

“Per trarre il massimo profitto dai complessi compiti di apprendimento cui si trovano di fronte i vostri figli alle medie e alle superiori, alcuni studenti avranno forse ancora bisogno di una guida in certi settori in cui sono in gioco le funzioni esecutive, come la programmazione a lungo termine e la gestione del tempo, ma dovrebbero mantenere la loro tabella o calendario e cominciare ad assumersi le proprie responsabilità, quanto a studio e scadenze.”

 

I VOTI: il vero valore di un voto basso

“Anche i genitori promotori dell’autonomia dei figli, diventano nervosi e prendono a nutrire dubbi su quella decisione, quando cominciano a fioccare i brutti voti. Si è tentati di tornare indietro e assumere di nuovo il controllo sul rendimento del figlio a scuola. Eppure anche quei brutti voti possono indurre il ragazzo a rimboccarsi le maniche, assumersi le sue responsabilità e risalire la china.”

Molti genitori aspirano ai voti alti perchè li considerano una corsia preferenziale di accesso a prestigiose università e ad agevolazioni e borse di studio. Perciò i voti contano, certo. Ma sono realmente un indice di ciò che sono capaci di fare i vostri figli? La miglior motivazione è imparare a fare una cosa bene. Ottenere un bel voto, significa che lo studente gioca bene al gioco della scuola. NON significa sempre vera padronanza della materia.”

“Il metodo dei voti ha acquistato potere nel campo dell’istruzione. Ne parliamo spesso anche noi ogni volta che nostro figlio entra in casa e gli chiediamo come è andato il test di francese. Ci viene ricordato sotto forma di pagella a metà e fine anno scolastico. Da molte indagini risulta che i voti sono il sistema meno adatto a incoraggiare l’apprendimento attraverso la motivazione. I voti non la misura del valore dei nostri figli. I voti dovrebbero essere una misura del progresso, non la meta: attribuite quindi ad essi l’importanza e l’attenzione che meritano, ma non valutateli più di quelli che sono. Uno dei sistemi per considerare i voti nella giusta e aiutare i giovani ad assumere il controllo della propria educazione, è spostare l’accento dai voti agli obiettivi. Questi ultimi rappresentano un modo eccellente di motivare e mantenere l’impegno scolastico, ma per essere efficaci devono essere stati fissati dai figli, non dai genitori. Non dimenticate di lodare lo sforzo, la diligenza, la perseveranza.”

Verificare on-line i voti dei figli è una forma di sorveglianza, cioè proprio uno di quei metodi di controllo che vengono spesso indicati dalla ricerca come i peggiori nemici dell’autonomia e della motivazione. Inoltre, controllare senza essersi messi d’accordo con il proprio figlio, esprime una mancanza di fiducia in lui. Se non siete disposti a rinunciare all’accesso ai dati relativi ai voti on-line, almeno informate prima il figlio di ciò che farete, chiedendogli se prima di controllare ha qualcosa da dirvi riguardo ai voti o chiedere a lui di guardare per poi riferire a voi. Se decidete invece di rinunciare al portale dei voti, è il caso di informare gli insegnanti e spiegare che affidate a vostro figlio la responsabilità di comunicare a voi le informazioni.”

 

Conclusione

“Se l’imprevedibilità del viaggio è frustrante, la suspence che i genitori vivono sulla propria pelle quando guardano dipanarsi l’intreccio della vita dei figli è assolutamente insopportabile. Poichè non abbiamo modo di sapere come finiranno le loro storie, i loro insuccessi sono tanto più brucianti e imprevisti. Quando i miei figli fanno errori che mettono a repentaglio il loro happy end, mi crolla il mondo addosso e in quel momento la cosa che più vorrei sarebbe sfogliare il libro fino all’ultima pagina, per assicurarmi che tutto vada a finire bene. Purtroppo, non è così che funziona il mestiere di genitore. Solo una cosa possiamo fare: portare pazienza e avere fiducia nei nostri figli. Mentre guardo i miei figli procedere verso l’epilogo e puntare a obiettivi che forse non mi sarà nemmeno dato vedere, non posso fare altro che concentrarmi sui particolari del loro viaggio. I figli scrivono la loro storia con la propria voce. La loro narrazione non è la mia e non posso rivedere loro le trame per renderle perfette.”

 

Vorrei aggiungere anch’io qualche parola come conclusione del libro: il mio Padre Spirituale una volta mi disse che noi genitori, quando abbiamo fatto tutto il possibile per i nostri figli, abbiamo fatto il 50%, mentre l’altro 50% spetta a Dio farlo per noi. Se noi accettiamo questo come Verità, sicuramente ci sentiremo meno responsabili e frustrati quando le cose non vanno esattamente come noi vorremmo e avremo sempre la certezza che dove non riusciamo noi, c’è sempre Lui che arriva dove noi non arriviamo. E’ un cambio di prospettiva che rende più sereni noi genitori e di conseguenza anche i nostri figli.

Termino questo articolo facendovi una domanda: quali sono gli argomenti che vorreste leggere nei miei prossimi post? Se me li fate sapere sarà per voi più interessante continuare a leggere e seguire il mio blog. Aspetto le vostre mail e vi aspetto MERCOLEDI 23 AGOSTO. Buone ferie a chi è ancora in vacanza!

 

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