FAMILY

FIGLI: “LASCIAMOLI SBAGLIARE” – 2° parte

Sbagliando si impara: insegnamo ai nostri figli a trasformare l’errore in successo

 

“Sbagliando si impara” dice un noto proverbio. Niente è mai stato così vero. Chissà, se mia mamma avesse letto anche lei questo libro quando io ero piccola, forse mi avrebbe permesso di affrontare tutte quelle situazioni che mettono alla prova i tuoi limiti e sarei cresciuta con meno paure.

Avendo invece avuto da parte di mia mamma l’ansia perenne di non fare nulla che potesse farmi cadere – e quindi sbagliare – ho sviluppato con l’età adulta la paura ad affrontare le novità, perchè ho paura che se cado poi non sarò in grado di rialzarmi. Ho lavorato molto su me stessa per riuscire ad affrontare questo genere di paura, ma è una parte del mio carattere che mi rimarrà per sempre. Posso solo cercare – ed è quello che sto facendo – di decidere comunque di affrontare tutto ciò che mi spaventa, con la consapevolezza che ho molte più risorse di quello che penso.

Se vi è piaciuta la 1° parte di questo libro, troverete interessante anche questa 2° parte che vi ripropongo qui di seguito. Buona lettura!

 

Lavori domestici

“I ragazzi vogliono sentirsi capaci e tali li facevamo sentire un tempo, prima di risparmiare loro ogni lavoro domestico per assumerceli noi. Invece di insegnare ai nostri figli a essere membri responsabili e affidabili di una famiglia alla quale devono dare un contributo, ci mettiamo al loro servizio. Quel che è peggio, non ci aspettiamo da loro competenza e quando provano a svolgere qualche incombenza domestica, interveniamo subito per sbrigarle noi. Interveniamo quando rifanno il letto, perchè sentiamo il bisogno di appianare le pieghe della coperta, interveniamo quando ripiegano la biancheria, perchè vogliamo sistemarla come si deve. Che cos’è più importante: che i piatti siano puliti a specchio o che nostro figlio acquisisca un senso di scopo e orgoglio perchè ha dato finalmente un contributo prezioso alla famiglia? E’ più importante che il letto sia fatto senza pieghe o che il figlio impari a considerare i lavori domestici parte integrante della routine quotidiana?”

“Quando escludiamo i nostri figli dalle noiose incombenze domestiche, neghiamo loro l’occasione di assumersi le proprie responsabilità. Lì per lì questi lavori possono sembrare orribili e noi vogliamo risparmiarli ai ragazzi, ma così li incoraggiamo a fare i parassiti e a continuare nel ruolo di sempre: stare a guardare e farsi servire con un’espressione di perplessa impazienza, quella di chi spera che un adulto passi di lì e lo salvi dalla sua incapacità di risolvere i problemi. Insegnamo ai nostri figli che devono preoccuparsi solo di se stessi e rischiamo così di spingerli oltre il confine dell’inefficacia e dell’imcompetenza, quello oltre il quale vi sono solo pigrizia e narcisismo.”

“Vi sono molti motivi per cui i genitori non concedono ai figli lo spazio e l’opportunità di trovare uno scopo. Eccone alcuni:

  • ci metto meno tempo se me la sbrigo io
  • in ogni caso lo farebbe male
  • i bambini dovrebbero fare i bambini finchè possono, lavoreranno quando cresceranno
  • la mia casa sarebbe un caos se la lasciassi in mano a loro e la gente mi giudicherebbe male

Noi sappiamo ripiegare la biancheria nel modo in cui ci piace sia ripiegata, ma nostra figlia non lo sa. Lasciamo che sbagli le prime due volte. Facciamole scoprire da sola che quando lascia i panni un’intera notte nella lavatrice, la sua camicetta preferita si sgualcisce tutta e forse la volta successiva non ripeterà lo stesso errore.”

“Stabilite delle regole. Niente mance o ricompense. Il messaggio non deve essere che il figlio fa qualcosa per la famiglia in cambio di denaro, ma che dà il suo contributo perchè è parte integrante di una famiglia che collabora. Spiegate ai bambini piccoli che vi aspettate contribuiscano alla gestione della casa. Se sono più grandi e prima non era mai stato chiesto di dare un contributo familiare, confessate di avere sbagliato e di avere sottovalutato fino ad ora le loro capacità. Discutete in famiglia di quali lavori i ragazzi siano in grado di imparare e compilate un elenco di cose che possono fare. Potete attaccare al frigo l’elenco. I compiti devono essere chiari e adatti all’età.”

“Quando avrete chiarito che cosa vi aspettate dai vostri figli, spiegate loro che NON LI SOLLECITERETE finchè non avranno assolto i loro compiti. Se vostra figlia deve mettere in ordine la sua stanza dopo il pasto e sciacquare i piatti prima di metterli nella lavastoviglie e se ne dimentica, lasciate i piatti fuori. Sono proprio momenti del genere che si prestano di più all’insegnamento. Spiegatele che i rimasugli di cibo, se non sono sciacquati subito, si seccano e il piatto si incrosta, per cui le riuscirà più difficile pulirlo in seguito. Ma LASCIATE I PIATTI SUL TAVOLO, in attesa che li pulisca.”

“Per agire così, bisogna compiere un notevole sforzo su se stessi. Brontolare e assillare è il modo più facile per cercare di risolvere la situazione, ma è quella meno efficace. Anche se i piatti rimanessero lì per due giorni, non protestate nè insistete e guardatevi dal farlo voi al posto loro. Siate pronte a dare aiuto a vostro figlio se non sa bene che programma di lavaggio scegliere nella lavatrice o se combina quanche orrendo pasticcio con l’ammorbidente, ma trovatevi qualcosa da fare mentre lui armeggia con la macchina. Se invece proverete a rifare il lavoro che lui, tutto soddisfatto di sè, ha appena portato a termine, anche se nel frattempo fosse già uscito dalla stanza, se ne accorgerebbe. Con un’azione del genere gli trasmettereste il messaggio che non solo è un’incompetente, ma che siete pronte a porre rimedio voi finendo il lavoro.”

“Lodate i figli per lo SFORZO che fanno nell’eseguire le incombenze. Se vostro figlio si è abituato alle ricompense che gli avete offerto perchè desse una mano, avrete del lavoro in più da fare per dare un nuovo orientamento al suo pensiero. A mano a mano che vi allontanate dalla ricompensa materiale, parlate di quanto sia gratificante fare bene un lavoro. Spiegate perchè non offrite più premi materiali e perchè la partecipazione alla gestione della casa sia così importante. Ricompensate con le lodi lo sforzo e la pazienza che vostro figlio ha sfoderato per portare a termine il compito, anche se ha dovuto fare molti tentativi. SOPRATTUTTO se ha dovuto fare molti tentativi.”

Incombenze domestiche per i bambini in età prescolare

“Ecco qualche esempio dei compiti che un bambino in età prescolare è in grado di apprendere:

  • mettere i suoi vestiti sporchi nel cesto della biancheria da lavare
  • riporre i propri vestiti nei cassetti
  • mettere la spazzatura nei rispettivi bidoni della raccolta differenziata
  • mettere i giocattoli in casse e ceste dopo averci giocato
  • dare da mangiare al cane o al gatto

Ecco invece i compiti che è in grado di compiere quando un bambino ha dai 6 agli 11 anni:

  • rifare il proprio letto
  • mettere il rotolo di carta igienica quando è finito
  • apparecchiare e sparecchiare la tavola
  • eseguire lavori in cortile come rastrellare le foglie e togliere le erbacce
  • aiutare a studiare cosa comprare in negozio e preparare la lista della spesa
  • mettere in ordine la cameretta
  • scegliere e infilare le cose nei posti giusti
  • innaffiare le piante
  • togliere il proprio piatto da tavola finito di mangiare
  • se versa qualcosa sulla tovaglia, prendere un canovaccio e pulire da solo lo sporco
  • prepararsi da solo la merenda”

I bambini capiscono e accettano le conseguenze di una loro azione, ma solo se vivono le conseguenze sulla loro pelle. Hanno dimenticato il panino sul tavolo e il cane l’ha mangiato? Non preparatene un altro: la  prossima volta impareranno a non lasciarlo a portata di cane. Si rifiutano di mettere i propri panni nella cesta della biancheria sporca? Non potranno indossare la loro felpa preferita quando andranno a scuola. Queste assunzioni di responsabilità aiutano ad imparare a rispondere delle proprie azioni, ad avere spirito di iniziativa e a portare a termine un compito. Sono lo strumento per diventare il tipo di persona che riesce a fronteggiare le sfide della vita.

Con l’adolescenza arrivano maggiori responsabilità

I bambini dai 12 anni in su non ci sono molte incombenze domestiche che non possono svolgere. Vediamone alcune:

  • fare la spesa al supermercato
  • ideare e preparare i pasti
  • occuparsi dei fratelli più piccoli
  • portare il cane dal veterinario per i vaccini
  • vuotare e pulire il frigorifero

Benchè protestino l’esatto contrario, i ragazzi desiderano avere un ruolo utile nell’economia della loro famiglia. Se da piccoli hanno avuto la possibilità di sbagliare, combinare pasticci e rimediare agli errori, da adulti non si turberanno per qualche saltuario passo falso. A tenere insieme una famiglia non è la perfezione, ma è il legame che si forma con gli sforzi condivisi a renderla salda e durevole.”

 

Le amicizie negli anni delle medie

“Anzichè imporre ai figli con chi debbano o meno essere amici, fate della vostra casa un posto accogliente, capace di ospitare sia loro, sia gli amici e stabilite la regola che, quando i figli non sono a casa, vi faranno sapere dove si trovano.”

Quando i bambini diventano grandi e gli amici svolgono un ruolo maggiore nello sviluppo della loro identità, può rappresentare una tentazione per noi genitori intervenire ogni volta che percepiamo una cattiva influenza. Ma prima di criticare gli amici dei vostri figli sapiate una cosa: farsi degli amici, conservarli e decidere quando e come separarsi da loro, fa parte dell’educazione dei nostri ragazzi. Qualcosa, nell’amico di cui cogliamo solo la cattiva influenza, attira nostro figlio. Forse quella ragazza che si veste tutta di nero, si dà lo smalto verde nelle unghie e impreca troppo per i nostri gusti, ha talenti o abilità sociali che nostra figlia vorrebbe apprendere. Forse nostra figlia vuole solo sondare i limiti delle cose che si sente o non si sente di fare nel suo personale mondo.Fate un sorriso educato, sospendete il giudizio e ritiratevi dietro le quinte: sarà quello il vostro investimento nell’educazione di vostro figlio. Lasciate che sia lui a capire da solo quello che gli piace e quello che non gli piace delle persone. Se, in conseguenza delle sue amicizie, il figlio cambia in modi che vi preoccupano, parlategli per cercare di capire che cosa lo affascina e attira nei nuovi amici. Anche se il nuovo amico vi dà sui nervi, offritevi di ospitarlo più spesso, in maniera da osservare più da vicino il rapporto che ha con vostro figlio. Chiarite con il figlio che le regole di comportamento che avete stabilito non sono cambiate e che valgono anche per l’amico, ma che ugualmente lo considerate il benvenuto in casa vostra.”

“Se continuate a essere preoccupati, provate queste alternative, prima di ficcare il naso negli affari di vostro figlio e mettere a repentaglio la sua fiducia in voi:

  • parlate con altri adulti, l’insegnante, il preside, gli allenatori e scoprite se il ragazzo è davvero uno che ha una cattiva influenza sugli altri
  • cercate di conoscere i genitori dell’amico ed esprimete le vostre preoccupazioni
  • dite a vostro figlio che siete preoccupati perchè avete visto o sentito parlare di un comportamento dell’amico che non vi piace affatto
  • se diventa chiaro che l’amico ha una cattiva influenza su vostro figlio e questo risulta evidente per prove concrete, ponete un limite al tempo che vostro figlio passa con lui
  • inventatevi cose più sicure e sane da far fare a vostro figlio. Se gli trovare altre attività che sapete piacergli, l’amicizia con il ragazzo problematico potrebbe dissolversi da sola per disattenzione.”

 

Lo sport

“Uno degli aspetti più importanti dello sport è quello di essere un’arena in cui imparare ad accettare l’insuccesso. Lo sport dovrebbe rappresentare un’occasione per vivere la delusione e la sconfitta in maniera rilassata, perchè la posta in gioco non è alta.”

“Lo sport offre anche ai genitori la fortunata occasione di passare del tempo con i figli. Per partecipare agli avvenimenti sportivi, bisogna quasi sempre andare in macchina ed è proprio durante questi viaggi che si possono avviare conversazioni interessanti con i propri figli”.

“Quando i genitori rendono la competizione semre più accanita incalzando i figli, urlando, sgridandoli e criticando i giocatori, allenatori e arbitri, a perdere sono tutti. I ragazzi sono infelici, gli allenatori sono furibondi e tutto questo stress non rallegra nemmeno i genitori. I genitori ideali sono invece quelli che non si sentono mai gridare da bordo campo, quelli che dopo la gara sono lì a sostenerti se succede qualcosa di brutto che ti fa soffrire.”

“Alcuni consigli pratici:

  • siate genitori, non allenatori
  • guardatevi bene dal parlare male dell’allenatore davanti a vostro figlio
  • non chiedete a vostro figlio di realizzare i sogni atletici che avevate voi
  • sappiate distinguere tra mollare e fallire.”

 

Scuole medie: tempo di insuccessi

“La verità è che la scuola media è un imbrogio. Gli insegnanti chiedono agli studenti di eseguire bene dei compiti che il loro cervello adolescente immaturo non è in grado di padroneggiare, per cui non ci si può chiedere se falliranno, ma quando. Per molti il passaggio dalle elementari alle medie non è facile. Alle suole medie bisogna sapersi organizzare: bisogna saper pianificare, gestire il tempo, insomma maturare capacità che gli adolescenti non sempre hanno e comunque non acquisiscono tutte insieme. Alcuni riescono a fare due o tre di queste cose alla volta per un tempo limitato, ma la maggior parte matura la capacità di gestirle tutte solo negli ultimi anni delle superiori.”

“Benchè siate tentati di imputare il deficit delle funzioni esecutive alla scarsa intelligenza, guardatevi bene dal farlo: non sono affatto collegati. Le funzioni esecutive si sviluppano a mano a mano che si sviluppa il cervello adolescente e l’unica cosa che possiamo fare noi genitori è di sostenere i nostri ragazzi a mano a mano che imparano sbagliando.La chiave per aiutare i ragazzi a sviluppare le connessioni nervose necessarie alle funzioni esecutive, è di lasciarli sbagliare, lasciar loro provare il disagio del fallimento e poi aiutarli nei tentativi di rimediare agli errori. Provare, sbagliare, soffrire, rimediare, riprovare una, due, tre, tante volte finchè non si impara. Qualche pranzo mancato e un brutto voto nel compito dimenticato a casa, rafforzeranno le funzioni esecutive più di quanto potranno mai fare le nostre ramanzine. Ogni intervento volto a salvare i nostri figli è una lezione persa.

Ci vuole tempo per la flessibilità mentale

“Una delle transazioni più difficili per un ragazzo delle medie, è quella da casa a scuola. Gli adolescenti hanno bisogno di parecchio tempo, la mattina, per svegliarsi e prepararsi alla giornata. Arrivare tardi a scuola rappresenta un grosso svantaggio. I ragazzi hanno bisogno di almeno un quarto d’ora per vuotare lo zaino, mettere a posto il materiale, parlare con gli amici e calmarsi un pò prima dell’inizio delle lezioni. Senza questo periodo di transizione, la prima lezione diventa un incubo. Quando lo studente arriva a scuola, deve avere l’agilità mentale per destreggiarsi tra una lezione e l’altra, un argomento e l’altro, ricalibrando il cervello per passare dalla matematica al francesce ad esempio. Poi deve collocare al posto giusto i relativi libri di testo e adattarsi ai vari insegnanti, che hanno tutti le proprie regole, aspettative e personalità. Dopo essere sopravvissuti alle ore di scuola, sono costretti al cambio di marcia anche nelle attività extrascolastiche. Devono passare mentalmente dall’allenamento di calcio ai compiti a casa, dalla cena alla televisione, dalla lettura al letto.”

“Ecco alcune linee guida per aiutare i nostri ragazzi a gestire le varie transazioni:

  • create un certo clima di prevedibilità a casa voltra, che rassicura e tranquillizza
  • tenete un calendario familiare e cercate di ricordare ai ragazzi appuntamenti e programmi
  • i bambini dovrebbero tenere una propria agenda o diario appena ne sono capaci. Quando acquistano consapevolezza e organizzano da soli la propria tabella di marcia, acquisiscono un senso di autonomia e questo li spinge verso una maggiore indipendenza
  • fate in modo che i vostri figli dormano in maniera regolare, anche nei weekend e durante le vacanze.”

Una pessima memoria di lavoro

“La cattiva memoria di lavoro non è seccante solo a casa, ma è un grosso problema per i ragazzi a scuola. Gli insegnanti tendono a dare informazioni orali e se l’allievo non riesce a tenerle a mente abbastanza a lungo da scriverle nel diario, i dati andranno perduti. Ecco alcune strategie pratiche per i ragazzi delle medie:

  • fate controllare l’udito dei vostri figli
  • siate pazienti. La chiave di tutto è ripetere e ricordatevi che avete a che fare con un cervello in via di sviluppo
  • scrivete i compiti da fare. Alliggete ai magneti del frigo la lista dei compiti delle incombenze. Se la fate scrivere a loro, fisseranno meglio nella loro mente i vari compiti da portare a termine.”

Sveglio, ma non necessariamente consapevole

“Gli adolescenti fanno molta fatica a considerare con obiettività i propri sforzi e a giudicare i risultati in relazione a quello che era stato loro chiesto di fare. Ecco qualche consiglio per favorire l’autocoscienza degli adolescenti:

  • chiarire molto bene, fin dall’inizio, che cosa ci si aspetta da loro. L’ideale sarebbe, la prima volta, definire con loro il compito e parlare dei trucchi per eseguirlo bene
  • quando i ragazzi affermano di avere finito un compito, aiutateli a confrontare i risultati che voi (o gli insegnanti) vi aspettavate con quelli che hanno ottenuto
  • se commettono errori o sbagliano l’intero compito, insegnate loro punto per punto a rimediare
  • lodate lo sforzo dei ragazzi mentre li aiutate a migliorare e considerate gli errori come occasioni di apprendimento.”

Difficoltà a iniziare le cose

“I ragazzi di tutte le età fanno fatica a cominciare a lavorare a qualcosa di nuovo e, benchè questo gingillarsi e temporeggiare davanti a un nuovo compito sembri un procrastinare, gli psicologi lo chiamano AVVIO e dicono che è una fondamentale funzione esecutiva. In genere i bambini piccoli non eseguono un compito finchè un adulto non dice loro di farlo, ma quando crescono, diventa importante incoraggiarli ad acquisire l’indipendenza che permetta loro di iniziare e portare a termine i lavori da soli in piena autonomia. Ecco qualche consiglio pratico per aiutare i ragazzi a iniziare e portare a termine un compito:

  • è essenziale avere un calendario su cui segnare chiaramente gli impegni del giorno, della settimana, del mese
  • parlate ai vostri figli della gestione del tempo. Se un ragazzo deve portare a termine tre compiti prima di andare a letto, ditegli quanto tempo occorre secondo voi per eseguirli tutti e quanto tempo resta del giorno
  • timer e sveglie fanno miracoli. Puntare il timer sull’ora in cui un compito deve essere portato a termine e bisogna cominciarne un altro
  • ancora una volta, date l’esempio. Mostrate ai figli come organizzate il vostro tempo. Fate loro vedere come si fa nella realtà a gestire una casa e una vita professionale.
  • una volta alla settimana, a casa, fategli dedicare un quarto d’ora a rimettere a posto i fogli sparsi, buttare quelli inutili e riagganciare al raccoglitore quelli utili”.

 

Le superiori e oltre: verso la vera indipendenza

“Le scuole superiori e l’università offrono ai genitori l’ultima occasione per sciogliere i legami che rendono inermi i nostri ragazzi, anche se cambiare rotta così tardi comporta dei rischi. Se siete stati per tanto tempo genitori che dirigevano e controllavano tutto, occorre non poco lavoro per disfare tutti quegli anni di routine e regole di dipendenza.”

“Ci sono tanti modi di avere successo e consistono perlopiù nell’essere FELICI. Se priviamo i nostri figli dell’opportunità di fallire, in definitiva li priviamo dell’opportunità di essere felici, nonostante la realtà del mondo politico ed economico in cui vivranno, perchè non matureranno la fiducia in sè e la resilienza necessarie a trovare soluzioni creative alle sfide della loro stessa vita con la loro stessa realtà.”

“Se si vuole che i ragazzi apprendano il senso di responsabilità, i genitori, alle superiori, dovranno fare un passo indietro per permettere loro di avere motivazioni e obiettivi propri. Al liceo dovrebbe esserci un livello di autonomia da moderato ad alto, tale da consentire allo studente di trovare la sua strada nella vita. L’importante è che noi genitori gli stiamo vicino per incoraggiarlo da bordo campo, ma che non siamo noi ad avere il controllo. Quando i genitori assumono il ruolo di sostegno e non intervengono nelle scelte, il ragazzo tenderà a fare le scelte migliori abbastanza in fretta, se non addirittura automaticamente. Gli studenti desiderano fare la cosa giusta e la migliore…ma anche avere la capacità di scegliere.

Primo anno di scuola superiore

“Il primo anno delle superiori fa una terribile paura a molti studenti: scoprono infatti di essere nel rango più basso della vita sociale di un liceo, quello dei pivelli del primo anno. Provate a considerare il primo anno delle superiori come un periodo per i vostri figli di esplorazione e verifica.”

Secondo anno delle superiori

“In seconda la paura e l’ansia del primo anno sono svanite e non è ancora iniziata la smania del terzo. E’ il periodo giusto per ambientarsi e godersi il liceo. Come i ragazzi apprezzano di più un libro che è stato detto loro di leggere, così si impegneranno molto di più in un corso su cui si sono orientati loro stessi. Lasciate anche che scelgano, dove possibile, la lingua, lo strumento musicale, lo sport. Se vogliono provare qualcosa di nuovo, non opponetevi. Se poi anche avessero studiato francese per cinque anni a un certo punto non volesero più saperne, non impuntatevi e permettete loro di cambiare.”

Terzo anno: il momento della verità

“Di solito i ragazzi del terzo anno sono sempre stati i più ansiosi e impauriti, perchè al terzo anno si comincia davvero ad essere adulti e si capisce che le aspettative e la posta in gioco sono alte. I ragazzi hanno ormai 16-17 anni e per la prima volta, in base alla legge, svolgere un lavoro. Per molti non si tratta tanto di guadagnare un pò di soldi, quanto trovare il modo di trarre dalla pratica di un mestiere un senso di scopo e identità.”

Quarto e quinto anno: la frontiera finale

“Il quarto anno si vive tutto in funzione del quinto e il quinto in funzione dell’esame di maturità. Un punto importante da cui cominicare a cedere un pò di controllo, è la ricerca dell’università. Questa è forse la prima e più importante decisione che prende nella sua vita di giovane adulto. Resistete alla tentazione di parlare dell’università a cui avreste voluto iscrivervi o di quella che tutti, nella vostra famiglia hanno frequentato. Cercate di essere obiettivi e guardate l’elenco delle possibili università sui siti web e le riviste.””

“Date ai vostri figli l’opportunità di farcela, nella vita. Lasciateli liberi di diventare la persona che vogliono essere. Voi avete vissuto la vostra vita e appreso le lezioni che essa vi ha insegnato. Tocca a loro, adesso, fare altrettanto.”

Vi aspetto MERCOLEDI 16 AGOSTO per la 3° (e ultima) parte di questo libro da cui, almeno io, ho tanto da imparare e che offre preziosi consigli per riuscire ad affrontare la difficile – e bellisima – crescita dei nostri figli.

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