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FIGLI: “LASCIAMOLI SBAGLIARE” – 1° parte

Ovvero: permettiamo ai nostri figli di capire che anche dagli insuccessi ci si può rialzare e si può imparare

 

Ve l’ho già detto che leggere è una mia passione? Davvero non posso farne a meno e mi ci dedico ogni volta che posso, anche mentre preparo la cena e aspetto che l’acqua bolla per mettere giù la pasta.

Ci sono periodi in cui preferisco i romanzi, altri in cui mi piacciono i libri che io chiamo “formativi”, da cui posso imparare e trarre ispirazione per la mia vita.

Aurora sta cambiando molto, mi sa che siamo entrati a pieno nell’adolescenza e io, come mamma, mi sento un pò insicura su come affrontare questo periodo un pò turbolento della sua crescita, considerando anche che a settembre inizierà le superiori, quindi inizierà una nuova fase della nostra vita.

Cercavo un libro che parlasse di questo e mi sono imbattuta (casualmente?) nel libro di Jessica Lahey dal titolo “Lasciamoli sbagliare” edizioni Vallardi. Ora, lo so, il titolo suona un pò forte, però vi assicuro che, mentre lo stavo leggendo, l’autrice, essendo madre e insegnante, dà ottimi consigli da cui ognuna di noi può trarre ispirazione per la propria vita. E’ un libro ben fatto adatto a chi ha figli che vanno dalle elementari alle superiori (quindi dai 6 ai 19 anni) e parla di come aiutarli a diventare autonomi nella loro fase di crescita. Ho pensato di “farvelo leggere” scegliendo per voi le parti più importanti, poi se vorrete approfondire, potete sempre acquistarlo.

Introduzione

“Il tipo di educazione che i genitori impartiscono oggi ai figli, tutto all’insegna dell’iperprotettività e dell’orrore dell’insuccesso, ha minato la competenza e l’indipendenza. Per amore dei figli e per timore di ledere la loro autostima, abbiamo abbattuto ogni ostacolo, preparando loro un comodo itinerario che speriamo li conduca al successo e alla felicità. Purtroppo, così facendo, li abbiamo privati delle lezioni più importanti dell’infanzia. Gli intralci, gli errori che abbiamo tolto dal loro cammino, sono proprio il tipo di esperienza che li condurrebbe a diventare persone intraprendenti”

Noi genitori dobbiamo fare un passo indietro, evitare di rimuovere gli ostacoli disseminati lungo la strada e permettere ai nostri figli di affrontarli direttamente.”

“L’esigenza di avere successo sin dalla più tenera età è diventata impellente sia per i genitori che per i figli. Nella normalità di oggi, più successo hanno i nostri figli a scuola, nello sport o nel suonare uno strumento, più successo riteniamo di avere noi come genitori

“Domani magari li lasceremo andare a scuola a piedi da soli, ma oggi preferiamo accompagnarli in macchina; domani magari faranno i compiti per conto loro, ma oggi preferiamo aiutarli a non sbagliare in matematica. Ogni volta che incarto e metto nello zaino il panino per mio figlio o che prendo la macchina per portargli a scuola il compito che aveva dimenticato a casa, mi sento gratificata da questa prova tangibile di essere una buona madre. Amo, dunque provvedo. Provvedo, dunque amo.”

“Si giudicano i genitori più in base ai successi scolastici che alla felicità dei figli. L’insuccesso è una parte necessaria per lo sviluppo dei nostri figli. Ogni volta che corriamo in soccorso dei ragazzi, invece, inviamo un messaggio molto chiaro: li riteniamo incompetenti, incapaci e indegni della nostra fiducia.

“Un ragazzo che sbaglia e si riprende, non solo ha una mente creativa e innovativa, ma non ha paura di tentare nuove strategie per cercare una soluzione che funzioni. Riuscirà a riorganizzarsi nonostante gli insuccessi e, come Thomas Edison, imparerà la lezione essenziale: bisogna scoprire in quante migliaia di modi la lampadina non funziona, prima di inventare l’unica che funziona.”

“Ora che ho capito il principale motivo delle paure e delle ansie dei genitori, faccio il possibile per convincerli che una piccola battuta d’arresto nel viaggio di istruzione dei loro figli, significa ben poco nel quadro generale dell’apprendimento e, anzi, rappresenta per i ragazzi una grande occasione di imparare la resilienza”.

“Le scuole medie sono il tipico tempo degli insuccessi, anche per quei bambini che alle elementari erano andati benissimo. Un insieme di agenti stressori come la pubertà, l’impegno scolastico maggiore e l’aumentato carico di lavoro sembrano fatti apposta per favorire l’insuccesso. Per aiutare i figli a trarre il massimo dalla loro istruzione, i genitori devono allentare il controllo e concentrarsi su treobiettivi:

  1. accettare che i ragazzi sbaglino
  2. accettare che imparino dagli sbagli
  3. instaurare buoni rapporti scuola-famiglia

 

L’INSUCCESSO: prezioso strumento educativo

Meno spingeremo i figli verso il successo scolastico, più impareranno. Meno useremo ricompense esterne, più si impegneranno nello studio per puro interesse. Purtroppo genitori e insegnanti usano lo stesso sistema di ricompense che serve ad ammaestrare le scimmie e le foche. Funziona benissimo al circo, ma gli iPad e la pizza, non funziona altrettanto bene con gli umani. Le ricompense garantiscono magari un risultato a breve termine, ma quanto a stimolare la volontà di raggiungere obiettivi a lungo termine e l’amore per il sapere, le ricompense sono inutili.”

“Che cosa deve fare allora un genitore, se non può allungare una bustarella, sorvegliare i lavori o imporre obiettivi e scadenze? Ci crediate o no, la risposta, per quanto controintuitiva possa sembrare, è: ritirarsi dietro le quinte. Stabilite regole non negoziabili, come stabilire un orario entro cui finire i compiti. Dopo che sono state chiarite queste regole, ai bambini più grandicelli dovrebbe essere concessa l’autonomia di decidere la maniera e la strategia migliore per riuscirci. Il nostro reale interesse è di far prendere un buon voto a nostro figlio nel compito di matematica della prossima settimana o di suscitare in lui un interesse durevole per questa materia?”

Per quanto autonomia e competenza sembrino solo concetti astratti, permettere ai figli di commettere errori e fronteggiare gli insuccessi che derivano da una maggiore autonomia va contro il nostro istinto di genitori. E’ difficile stare a guardare ed è ancora più difficile non intervenire quando vediamo i nostri ragazzi frustrati o arrabbiati. Quando i nostri figli hanno il terrore di commettere errori, evitano di correre rischi e questo va a scapito del loro apprendimento e della loro crescita personale.

“I genitori che incoraggiano l’autonomia stabiliscono fin dall’inizio regole chiare e precise, sono presenti e offrono la loro guida ai ragazzi quando sono frustrati o hanno bisogno. L’aspetto più bello dell’essere genitori che incoraggiano l’autonomia, è che tutte le azioni negative con cui ci sforziamo di far fare ai figli quanto noi vogliamo facciano – rompere le scatole, cercare il pelo nell’uovo, assillare, dare ordini – cessano.”

Per passare dallo stile controllante allo stile promotore dell’autonomia, bisogna investire tempo e pazienza. Se il figlio non ha mai imparato a incartarsi la colazione da portare a scuola,  fare la lavastoviglie o svolgere le varie incombenze che qualsiasi figlio dovrebbe saper svolgere quando arriva alle scuole medie, vi sarà una curva ripida di apprendimento. La prima volta magari le incombenze non saranno eseguite secondo le nostre precise istruzioni e si registrerà qualche battuta di arresto quando il figlio rifiuterà di assumersi le sue nuove responsabilità, ma le ricompense arrivano e prima di quanto si pensi.”

I genitori controllanti danno un sacco di consigli e istruzioni non richiesti

“Non è così che si carica la lavastoviglie. Sciacqua sempre i piatti prima di metterli dentro e allinea tutti quelli grandi a sinistra. Non lasciarli nel lavello. Fa così. Fallo subito.”

“Tutti abbiamo il nostro modo di sbrigare le faccende domestiche, per cui è possibile che nostro figlio non faccia esattamente il compito assegnato come vorremmo noi. Quando, dopo l’esempio del lavaggio con la lavastoviglie, vedremo che alcuni piatti sono ancora sporchi, avremo occasione di spiegargli come evitare di commettere lo stesso errore in futuro. Offriamo la nostra guida ai figli quando sono in difficoltà e approfittiamo delle occasioni per insegnare loro le cose, ma per il resto mordiamoci la lingua.”

I genitori controllanti fanno le cose al posto dei figli

Lascia perdere, lo faccio io. Dobbiamo andare a scuola, ci penserò io quando torno a casa. No, non così, lascia fare a me.”

“A volte è più facile fare le cose al posto dei figli, soprattutto se si ha poco tempo e si è stanchi. Non dimenticate che lo scopo è che i figli imparino a fare un lavoro da soli, non che il lavoro sia effettivamente fatto.”

I genitori controllanti offrono fattori motivanti in cambio di un buon comportamento

Ti darò una caramella per ogni giocattolo che metti a posto. Se carichi la lavastoviglie per una settimana senza che debba ricordartelo, ti compro il videogame che mi avevi chiesto.”

“Molti fondamentali doveri quotidiani, come apparecchiare la tavola o giù la spazzatura, andrebbero considerati parte dell’economia domestica, non grandi gesta che meritano un evviva o favolose ricompense, tutto chiaramente rapportato all’età del figlio.”

I genitori controllanti propongono soluzioni o risposte prima che il figlio abbia avuto modo di affrontare il problema

“Ma tesoro, sai pure che cinque per quattro fa venti! Aspetta che ti controllo io quella parola del test di ortografia. Se mi dai la matita, ti mostro come si scrive. No, non così, ma così.”

Non tutte le risposte sono sulla punta della lingua. Date il tempo ai vostri figli di pensare. Questo non solo insegnerà loro ad attribuire valore al silenzio, ma li aiuterà anche a capire che trovare da soli la risposta giusta è importante quanto la stessa risposta.”

I genitori controllanti non permettono ai figli di decidere per conto proprio

“Fà prima il compito di matematica e poi quello di ortografia. Fà i compiti seduto a questo tavolo, dove ti posso vedere. Quest’anno dovresti giocare a tennis piuttosto che a calcio.

“A volte è meglio lasciare ai figli la facoltà di scegliere uno sport piuttosto che un altro, perchè questa scelta dà loro un senso di libertà e indipendenza che spesso è più importante dell’attività stessa.”

I genitori promotori dell’autonomia indirizzano i figli verso le soluzioni

“Lo so che sai quanto fa cinque per tre, allora cosa succede se aggiungi ancora cinque? Perchè credi che il vetro freddo si sia rotto quando ci hai versato l’acqua bollente?”.

“Le scoperte che i figli fanno con i propri mezzi saranno ricordate più a lungo e comprese a fondo, delle risposte che si danno lo quando abbiamo perso la pazienza.”

I genitori che incoraggiano l’autonomia danno per scontato lo sbaglio e aiutano i figli a capirne le conseguenze

“Non è così grave che tu abbia fatto cadere il bicchiere. Ora ti faccio vedere come si raccolgono i cocci, così la prossima volta ti ricorderai di portare meno roba in mano.”

“E’ assai difficile conservare la pazienza quando il pavimento della cucina è allagato di acqua sporca, ma se facciamo capire ai nostri figli che gli errori sono parte intergrante del processo di apprendimento, daremo loro più fiducia nelle proprie capacità.”

I genitori promotori dell’autonomia apprezzano gli insuccessi, non meno dei successi

“Sei stato bravo a perseverare in questi esercizi, anche se ti hanno fatto sudare sette camicie.”

“Una delle maniere per far capire che apprezziamo gli errori in quanto li consideriamo strumenti educativi, è di sostenere e amare i figli sia quando sbagliano, sia quando eccellono. Trovate la lezione da trarre dagli sbagli.Aiutate i figli a scoprire nuovi modi di affrontare le situazioni e di riprendersi dagli insuccessi per fare meglio in seguito. Mostrate empatia e affetto per loro quando sbagliano, perchè è in quel momento che hanno più bisogno del vostro sostegno.”

I genitori promotori dell’autonomia riconoscono i sentimenti di delusione e frustrazione dei figli

“Anche a me irrita non riuscire a fare una cosa bene già la prima volta, ma continuo a provare finchè non ci riesco. Immagino quanto sia frustrante per te questo compito di italiano, ma non credi che ti darà una gran soddisfazione, alla fine, riuscirci?”.

Siate comprensivi con i vostri figli quando vedete che fanno fatica a eseguire un compito di scuola o che gli abbiamo assegnato noi. Tutti noi abbiamo bisogno di essere ascoltati e capiti ed è proprio in queste circostanze che si crea empatia.”

I genitori promotori dell’autonomia offrono feedback

“Guardati i bottoni, qualcosa non quadra, capisci che cosa? Se nell’altro problema ti sei dimenticato di riportare il due, non potresti avere fatto lo stesso errore anche in questo?”

I figli apprezzano più le osservazioni che li aiutano a risolvere da soli i problemi, piuttosto che le istruzioni specifiche, perchè nel primo caso le soluzioni sono loro, non nostre. La peggiore educazione è quella che toglie l’affetto in caso di insuccesso per darlo solo se la performance è buona. Questo stile educativo colpisce i figli là dove sono più vulnerabili: il bisogno di sicurezza e la paura dell’abbandono.”

 

“Non tutte le lodi sono uguali. Dire a un bambino che è intelligente è molto diverso che riconoscere che si è impegnato molto nel compito di francese. La prima frase esprime un giudizio e, anche se sembra un giudizio e affettuoso, ha un effetto negativo sul rendimento. Dirgli che è intelligente è un modo di assegnare un’etichetta a una persona, non lodare il suo sforzo. Se invece gli dico che sono fiera di lui per come si è impegnato a correggere il racconto che ha scritto, rinforzo il suo comportamento. Mi è facile individuare in aula a scuola i ragazzi i quali sono stati troppo lodati per la loro intelligenza e il loro talento. Fanno solo il minimo necessario: non raccolgono mai la sfida di un lavoro in più e difficilmente osano azzardare un’ipotesi se pensano che possa essere sbagliata.”

“Lasciate che i figli provino delusione per i loro insuccessi. Siate testimoni delle loro emozioni, ma non cercate di intervenire per risolvere la situazione, per insegnare loro che bisogna avere abbastanza forza interiore da prendere atto dei propri sbagli e provare a fare meglio la prossima volta. Non cercate di risparmiargli le conseguenze dei loro errori. Se offrite soccorso, vuol dire che non credete che vostro figlio sappia trovare una soluzione da solo. Aiutatelo a risolvere il problema e a trarre una lezione dall’insuccesso, invece di considerare l’errore una sconfitta fatale.”

 

Termino qui la 1° parte del libro che spero avrete trovato di vostro interesse come lo è stato per me. Lo so che non è quasi mai semplice mettere in pratica i consigli dell’autrice, ma libri come questi aiutano a riflettere, ad aggiustare il tiro se necessario, a rendere visibile i nostri errori educativi. Almeno ci si prova, perchè il futuro dei nostri figli ci sta a cuore.

La 2° parte verrà pubblicata MERCOLEDI 9 AGOSTO e parlerà di come insegnare ai nostri figli a trasformare l’errore in successo. Devo ancora leggere questa parte del libro e non vedo l’ora! Vi aspetto la prossima settimana. Un abbraccio

 

 

 

 

 

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