MYSELF

QUANTA FORZA ABBIAMO DENTRO DI NOI!

Sono proprio i momenti neri della vita che ci regalano una forza nuova

Settembre 2009

E’ domenica. Il giorno che più aspettiamo durante la settimana. Il giorno in cui finalmente la nostra mente può staccare dai pensieri del lavoro per stare con la nostra famiglia e godere della loro compagnia, in cui finalmente possiamo gustarci questa bella giornata di sole. Un sole che illumina, che scalda la pelle, che ti ricarica, che promette ancora tante giornate come questa. In fondo pensiamo che la felicità può stare anche solo in una giornata così. Ma io oggi non posso fare parte di questa felicità.

Questa notte i miei PENSIERI non mi hanno dato un attimo di pace. Sono sempre lì e ti martellano con insistenza. Lui e Aurora riposano tranquilli e pensi che daresti qualsiasi cosa per una notte di sonno come la loro. Ti chiedi perchè, ma non trovi la risposta. Chiedi aiuto e conforto a Dio, ma in questo momento non riesci a sentire la sua vicinanza. Sola, ti senti sola ad affrontare questa cosa che senti più grande di te. Pensi che nessuno può capire come stai veramente e che le parole non bastano a spiegare quello che ti sta succedendo. Mi accorgo che è già mattino e raccolgo le mie poche forze per andare a vedere l’alba. Gli occhi mi bruciano, hanno il sapore di una notte insonne passata a lottare per avere un briciolo di riposo.

Ancora mi ostino a non chiedere aiuto, mi illudo di potermela cavare da sola, mi illudo che se non ne parlo il problema in fondo non esiste. ” E’ solo un brutto periodo” mi dico “prima o poi passerà e tutto tornerà come prima”. Ti racconti che basta prendere qualcosa per dormire per risolvere tutto il problema. Che i pensieri che sento dentro di me sono solo il frutto di un periodo di stress. Certo, come no.

Sono seduta nel mio letto a fissare il vuoto e mi si avvicina Aurora che mi chiede – con quella voce di bimba di sei anni a cui non puoi rifiutare nulla – di andare tutti e tre nella piscina vicino a casa. Anche se non ho voglia di fare nulla, accetto ugualmente di venire, tanto in casa non troverei comunque pace. Per fortuna Aurora non si accorge di nulla, in questo sono brava a nascondere a lei la mia sofferenza, io ce la metto tutta per continuare a farle vivere un’infanzia il più possibile serena.

Mentre siamo sulla strada per arrivare alla piscina, provo una sensazione che non potrò mai dimenticare: io non sono io e la mia mente non è la mia mente. Sento come qualcuno dentro di me che ha il potere di dirigere i miei pensieri e io sono un’estranea dentro al mio corpo. Ho paura di me stessa, ho paura dei miei pensieri. Non li riconosco. Non mi appartengono.

Arrivati in piscina per fortuna con Aury ci sta lui in acqua a giocare, mentre io ho solo la forza di stendermi sul lettino per cercare un pò di riposo. In effetti sentire le voci dei bambini, vedere l’azzurro dell’acqua, la gente attorno a me che ride e chiacchiera, mi fanno stare bene e mi concedono una sosta dai miei pensieri ossessivi. Mi sono presa dietro un libricino che ho trovato in libreria, dove parla di come la positività aiuti a superare anche i periodi più bui e lo sto leggendo perchè io non mi voglio arrendere, ma voglio lottare per tornare ad essere una persona serena. Lo voglio per me stessa, per lui e per Aurora.

Settembre 2016

E’ la prima volta quest’anno che vado nella nostra piscina vicino a casa. Aurora ci viene da sola spesso con le amiche. E’ bello vederla crescere indipendente e più sicura di sè. Anche se ha “solo” 12 anni, abitare in un piccolo paese le dà la possibilità di muoversi liberamente con la bicicletta per andare a fare la spesa e di andare in piscina quando ne ha voglia. Cose impossibili per chi abita in grandi città. Ancora non conosce fino in fondo il disturbo che mi ha fatto stare così male sette anni fa, sa solo che prendo delle medicine che mi aiutano a stare bene. Non è curiosa di sapere, ma so che arriverà il giorno in cui mi chiederà e io le spiegherò tutto.

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Non appena metto piedi in piscina, mi si apre una porta che io conosco bene e al di là della porta ci trovo una valanga di ricordi di quante cose sono passate da quel giorno di sette anni fa:

  1. ho accettato di avere un problema
  2. ho accettato che da sola non ce la facevo a risolverlo
  3. sono riuscita a parlare a lui di come stavo male – è stata un’autentica liberazione, davvero, mi sono chiesta perchè non l’avessi fatto prima.
  4. ho cercato finalmente aiuto e Dio mi ha fatto incontrare un bravo psichiatra (sì, chiamiamolo con il suo nome senza averne paura) che mi ha diagnosticato il DOC  e mi ha aiutato a tenere sotto controllo il mio disturbo e tornare a una vita normale in poco tempo.
  5. ho superato la vergogna di pensare a “cosa gli altri diranno di me quando sapranno quello che mi è successo” e anzi, ora ne parlo proprio per rompere quel muro di silenzio che si crea attorno a questo tipo di malattie mentali
  6. ho visto Aury crescere serena, perchè – non so dove – ho sempre trovato la forza di non trasferire su di lei il mio problema di salute (che l’aiuto chiesto a Dio c’entri qualcosa?)

 

Mentre sto distesa sul lettino – sono da sola, o meglio “in compagnia di me stessa” – ripenso a come anche da una situazione così negativa io sia potuta risorgere più forte-più sicura-più positiva di prima. Posso affermare con certezza che

non sarei quella che sono oggi se non avessi attraversato quel momento di dolore psicologico

 

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Ho sperimentato sulla mia pelle che la vita permette dei periodi della nostra vita in cui ci sentiamo deboli, vulnerabili, incapaci di lottare, proprio perchè attraverso le difficoltà possiamo sorprenderci di quanta forza abbiamo in realtà dentro di noi. E’ anche grazie all’aiuto di Dio che oggi mi aiuta a pensare “grazie di avermi fatto incontrare il medico giusto” e “grazie alle medicine che prendo sto bene”, anzichè pensare “che sfiga che è toccato proprio a me” e “mi tocca prendere queste medicine tutta la vita”. PUNTI DI VISTA. Lui ci aiuta a scegliere il suo.

 

 

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